Trentodoc: 14 spumanti da mettere sotto l’albero di Natale (seconda parte)

Secondo blocco della nostra degustazione di Trentodoc.

8. De Tarczal
Trentodoc deTarczal brut
100% chardonnay
Entra nella produzione del Metodo classico trentino anche questa storica cantina che risale ad un vescovo-principe di Trento passata successivamente nei beni di un contrammiraglio dell’Impero asburgico. De Tarczal è sulla destra Adige, di fronte a Rovereto, poco più a nord di Isera e non a caso il Marzemino è uno dei suoi cavalli di battaglia. Questo Trentodoc resta sui lieviti quattro anni. Un po’ restio ad aprirsi nel bicchiere, riserva a chi ha un po’ di pazienza però ricchi sentori di frutta, di mela e pesca, crema pasticcera e spezie. Il palato è coerente, ampio, ricco, ha una bella acidità che promette longevità. Una bella novità e un fiore all’occhiello per tutto il Trentodoc.

9. Etyssa
Cuvée nr 2 mill. 2013 extrabrut
Ok, eravamo quattro amici al bar è una citazione vetusta. Però che Giovanni, Malcom, Stefano e Federico siano amici dai tempi dell’università con la passione delle bollicine è un dato di fatto; che siano stati capaci di trasformare un hobby – creare da soli le bollicine con cui festeggiare le proprie lauree – in un business è altrettanto valido e quindi non rimane che mettere sotto il naso questo blanc de blancs, extrabrut, che nasce a circa 500 metri d’altitudine sulle pendici del Monte Calisio, tra le localià di Mojà, Tavernaro e Villamontagna. La zona è caratterizzata dalle forti escursioni termiche fra giorno e notte, ma anche dall’Ora del Garda che mitiga il caldo nelle giornate più torride. Il suolo è -ovviamente – dolomitico, di origine glaciale, profondo e ben drenato. Lo chardonnay si esprime in questo Trentodoc ai massimi livelli: l’olfatto è ricco di frutta matura, di sensazioni di fieno, di crema e una gradevole tostatura. Il palato è altrettanto ricco, ampio, molto fresco, dove emergono note di cedro e di mela, di pesca…molto invitante.

10. Mas de Chini
Inkino Riserva 2010 brut
100% chardonnay
Una nuova realtà per il Trentodoc, non per la vitivinicoltura atesina dato che la famiglia Chini da più di un secolo sale e scende dalla collina di Trento per coltivare i suoi appezzamenti anche se le radici storiche risalgono al 1645 con Eusebio Francesco. Gloriano, suo erede, nel 1906 diede inizio alla realtà imprenditoriale che oggi si propone con due Metodo classico importanti. Il primo, quello che degustiamo ora, è uno chardonnay in purezza, che nasce in vigneti al confine fra le due province di Trento e Bolzano a Nassi di Cadino, a 300 metri di altitudine. Corretto, un po’ timido all’olfatto, ha un eccezionale ingresso in bocca. Ricche note fruttate che si fondono coi profumi di lievito e crema. Finale di agrumi.

11. Mas de Chini
Inkino Carlo V Riserva 2008 brut
60% chardonnay, pinot nero
Nove anni sui lieviti, una presenza del Pinot nero che dà nerbo, e cambia completamente il quadro olfattivo che adesso è potente, molto ricco, quasi scolastico per la possibilità che dà di ricercare profumi, note…il palato è caldo, molto coerente anch’esso ricco dove emergono note di frutta secca e cedro candito in un finale davvero molto lungo. Carlo V, l’Asburgo sui cui impero non tramontava mai il sole, è senza dubbio una figura storica affascinante e i suoi quarant’anni di regno (ivi compreso il Concilio di Trento) segnarono la storia: un riferimento molto ambizioso (sebbene non l’unico fra i vini italiani), ma audace. Da premiare.

12. Pravis
Blau Doré Mill. 2013 extrabrut
100% pinot nero
New entry del Trentodoc, Pravis è alla seconda generazione in cantina e fa base nella Valle dei Laghi ed ha il merito di aver salvato alcuni vitigni autoctoni che rischiavano di venir dimenticati come Negrara e Gropello di Revò. Per il loro primo Trentodoc si sono affidati al Pinot nero. Palato più convincente dell’olfatto che ci mette un po’ a far emergere tutto il suo potenziale. Alle note fruttate e di lievito si uniscono sensazioni più silvestri e di agrumi. Molto interessante.

13. Tenuta Maso Corno
Giulio Larcher 2014 extrabrut
100% chardonnay
Monti Lessini, sinistra Adige: su una terrazza a 500 metri d’altitudine, rivolta a nord-est, da cui si domina la valle sottostante e ci si confronta con le Piccole Dolomiti sta Maso Corno, una proprietà che Giulio Larcher ha dedicato completamente alla viticoltura sottraendo spazio al bosco ed utilizzando cloni di vecchie viti. Il Trentodoc che porta il nome del giovane proprietario è uno chardonnay in purezza di grande spessore. Un vino che ha grande potenziale e che potrebbe crescere tanto nella considerazione del mercato per la personalità che dimostra. Olfatto molto importante dominato dai fiori bianchi e da note fruttate molto verdi. Il palato è coerente, verticale, molto fresco. Tornano le note di mela e di agrumi che sul finale virano sul candidato con nuance più dolci di crema e nocciola. Si nota l’impronta molto personale del vignaiolo che a noi è piaciuta molto.

14. Tonini
Marco Tonini 2014 brut nature
50% chardonnay, pinot bianco
Isera, culla del Marzemino, ma anche di Trentodoc di grande eleganza come quelli prodotti dalla Cantina sociale del territorio. Un bell’esempio, ed anche una sfida, per Marco Tonini , la moglie Paola ed i loro tre figli che hanno deciso di far debuttare un “proprio” metodo classico che nasce in quattro ettari di vigneto, a diverse altitudini, sino al limite degli 800 metri. Torna il pinot bianco – finalmente! – e lo spumante che nasce in questa cantina è elegante, ricco di profumi floreali, di crosta di pane con un palato verticale, molto fresco, che si regge su una spalla acida importante. Un finale lungo, dove tornano sensazioni agrumate e floreali. Una bellissima novità.

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