Montonale, debutta l’annata 2016 di Orestilla, il cru più celebrato del Lugana

Dettaglio dopo dettaglio, tutto all’insegna della coerenza e della visione fondatrice della Cantina: rappresentare il Lugana senza forzare l’ambiente, cogliendo tutte le opportunità che si palesano, vigneto dopo vigneto. E, una volta arrivato in cantina, non stravolgere il frutto, ma ottenerne il massimo senza stress, usando estrema attenzione, ancora, ai dettagli.
Orestilla di Montonale nasce così. Una boutique-winery giovane, ma con una storia familiare alle spalle; un vigneto singolo “rivolto a mezzogiorno” che sorge su una lama di argilla dalle caratteristiche uniche rispetto agli altri vigneti; lieviti realmente autoctoni selezionati dopo una ricerca sul campo; pressatura soffice in assenza di ossigeno; otto mesi di permanenza sui lieviti dopo che già si è lavorato estraendo anche dalla polpa in sospensione, prima della fermentazione. Il passato millesimo, il 2015, è diventato un must dopo che Decanter l’ha indicato quale miglior vino bianco varietale al mondo: una bella responsabilità per i tre fratelli Roberto, Claudio e Valentino Girelli che si sono buttati capofitto nell’impresa di far rinascere la tradizione vitivincola di famiglia.
Il nuovo millesimo, il 2016, si presenta ad un mese appena dall’imbottigliamento già in grado di ripetere l’expoit di 12 mesi fa, ma prima di analizzarlo torniamo un attimo a Montonale. Sostenibilità, con coerenza, è una delle parole d’ordine della maison: in vigneto si pratica agricoltura integrata con humus e stallatico e l’inerbimento nell’interfila. Nessun uso di insetticidi, ma trappole sessuali per la tignoletta. La nuova cantina è stata realizzata utilizzando paglia di riso (proveniente dalle Valli veronesi, quindi “quasi” a km zero) e semplice calce per le pareti di tamponamento: questo garantisce la giusta tenuta agli agenti atmosferici senza alterare gli equilibri interni. Il tetto è sormontato da un impianto fotovoltaico da 96 kW che garantisce l’autosufficienza energetica e permette di non immettere in atmosfera gas-serra per un volume considerevole, pari alla CO2 intercettata da un bosco di 200 ettari di superficie. L’azoto necessario per compiere in assenza di ossigeno la spremitura è ottenuto in-house attraverso la filtrazione dell’aria.
Dai 30 ettari di vigneto che circondano la cantina si ricavano 100mila bottiglie: viene utilizzato soltanto il mosto fiore, mentre quello dalla seconda spremitura viene vinificato e venduto sfuso ad altre cantine. Sottolinea Roberto Girelli: «Ci concentriamo soltanto sulla qualità; non vogliamo compromessi o vie facili. Tutto deve funzionare come vogliamo noi, soltanto così siamo certi del risultato: produrre vini che abbiano un senso in primis per noi». Con questa filosofia, due anfore di ceramica stanno accogliendo l’evoluzione della Riserva Lugana 2011 che «non uscirà prima del 2020, sempre che tutto evolva secondo il nostro disegno».
L’interesse sul Lugana dei primi grandi gruppi nazionali? «Voglio leggerla in positivo. Credo che Santa Margherita e Allegrini abbiano scelto il territorio del Lugana per fare grandi vini e questo non potrà che ampliare la strada per tutti noi produttori più piccoli, rendendo il Lugana un vino ancora più richiesto nel mondo».
La degustazione
Orestilla Lugana DOC 2016
Appena 5mila bottiglie. Un cru beneficiato anche dall’azione quotidiana dei venti del Garda che sulla direttrice nord-sud – L’Ora e il Pelèr – mantengono freschi e asciutti i grappoli mitigando le grandi stagioni calde così come quelle eccezionalmente piovose. Appena imbottigliato, come già detto, il 2016 avrebbe bisogno di una permanenza più lunga prima di essere stappato. Se il 2015 era caldo ed opulento, questo millesimo si palesa molto fresco, ricco al naso di profumi di glicine, frutta a pasta gialla, agrumi, ananas e fiore di camomilla. L’impressione è estremamente positiva e il palato si presenta coerente ed altrettanto ricco. Tornano le note di frutta esotica, di pesca, erbe officinali, è molto ampio con una spalla acida che promette una interessante longevità, finale sapido, con belle note minerali. Molto persistente. Piacevolmente intrigante. Il tutto con tanta armonia ed una beva davvero invitante (caratteristica questa che ritroviamo in tutta la linea Montonale dal Metodo classico, al taglio bordolese). Da avere sempre in cantina.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather