Rosati, dall’Alto Adige alla Toscana: la nuova stagione di Santa Margherita

Una bottiglia su dieci nel mondo è di vino rosato. Una tradizione tutta francese – ancora oggi Parigi consuma il triplo di quanto consuma: 27 milioni di ettolitri contro gli 8 circa di produzione – che sta contagiando anche molti altri Paesi. Oltre agli Stati Uniti, che ne bevono per 3.4 milioni di ettolitri, a Germania, 1.9 milioni, ed a Regno Unito, 1.3 milioni di ettolitri, stanno crescendo nei consumi anche Svezia, Hong Kong, Sud Africa e Canada. Il tasso di crescita mondiale nel 2016, ultimo dato disponibile, è stato del 3% secondo France Agrimere, mentre se misurato su 5 anni, in questo caso la fonte è OIV, la crescita è di circa l’1.3% per un valore dell’interscambio pari a 1,5 miliardi di dollari.
La tradizione italiana nei rosati, ovviamente, c’è tutta e dall’estremo nord alpino al cuore del Mediterraneo non mancano moltissimi vini di altissima qualità che sono tornati a presentarsi con decisione sui mercati internazionali cercando di conquistare non soltanto il tradizionale pubblico femminile, ma anche le nuove generazioni di winelover grazie ad una narrazione sempre più efficace. Oggi proviamo il “pacchetto di mischia” sui rosati di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, sbarcato da pochi mesi anche nella Valtenesi DOC, una delle culle dei rosati italiani, dall’Alto Adige alla Maremma toscana. L’unico comune denominatore di questi vini è, ovviamente, l’esser rosati: per elaborazione, vitigni utilizzati e territori di provenienza

Kettmeir Athesis Brut Rosé
Alto Adige Doc
Spumante metodo classico, vincitore nello scorso autunno del titolo di “Campione del mondo” al Challenge Euposia. Il blend vede Pinot nero e Chardonnay da uve provenienti da alte zone collinari, fra i 450 ed i 750 metri slm.  Le due uve vengono lavorate separatamente, e quindi assemblate dopo la fermentazione con l’aggiunta della liquer de tirage. Sui lieviti, questo Rosè rimane per almeno 22 mesi. Colore rosa pallido e ottimo perlage, all’olfatto denota immeditate note floreali e fruttate, con piccoli frutti rossi e note di lievito. Il palato conferma le ottime impressioni al naso: bella spalla acida, bocca ampia e cremosa, tornano le note di fragole e piccoli frutti di bosco. Molto intrigante ed invitante alla beva. Ha stoffa, classe, che mete in mostra senza sforzo. Imperiale.

Torresella
Spumante Rosè Brut
Dall’Alto Adige ci spostiamo nel Veneto Orientale, in provincia di Venezia, dove Santa Margherita ha storicamente la sua sede principale. Qui i vigneti sono in pianura, bassi sul livello del mare che, del resto, è a pochissimi chilometri. Il terreno è alluvionale con una ricca presenza di minerali portati a valle dal sistema dei fiumi che attraversano la pianura friulano-veneta. Ventilato dalle brezze, con ridotte escursioni termiche in estate, questo territorio è sempre stato storicamente vigneto e granaio prima per i Romani poi per la Serenissima. Il blend di questo Metodo Charmat è composto da Chardonnay, Glera e Malbech. Si è scelta una nota molto tenue al bicchiere, i profumi sono marcati e netti: fiori, fragola, ciliegia e lamponi. Il palato è fresco, invitante, senza cedimenti al dolce, con note gradevoli di frutti di bosco ed un finale leggermente balsamico. Da non sottovalutare.

Cà Maiol
Roseri, Valtènesi Riviera del Garda Classico DOP Chiaretto
A duecento chilometri ad occidente di Torresella si trova il lago di Garda e la Valtènesi, zona ubicata fra il basso lago (Desenzano, per capirci) e la prima costa occidentale. Da sempre qui si è avuta una produzioni di vini rosati (chiamati “i vini di una notte” tanto durava infatti il contatto del mosto con le bucce per arrivare al colore desiderato nel bicchiere) e questa tradizione è stata mantenuta da Cà Maiol, cantina simbolo della regione del Lugana, entrata poco meno di un anno fa nel mosaico enologico Santa Margherita. L’uvaggio qui cambia completamente con quattro uve a bacca rossa – Groppello, Barbera, Sangiovese e Marzemino – cultivar tradizionalmente gardesane che arrivano alla perfetta maturazione grazie anche al clima mediterraneo che lo specchio d’acque interne più grande d’Italia riesce a garantire. Rosa carico, con una potenza olfattiva impressionante ed immediata: fiori, melograno, fragola e frutti di bosco. Il palato è sapido, tornano le note fruttate su un finale di pesca ed erbe aromatiche. Un rosato importante, di struttura, dal forte carattere.

Sassoregale
Maremma Toscana Doc Rosè
Sassoregale, nella piana del fiume Ombrone, è una delle tenute toscane di Santa Margherita che ha scelto questo lembo incontaminato del nostro Paese nel 2002, oggi  in conversione biologica. Le uve di questo rosato sono Sangiovese, vitigno generoso ed estremamente versatile. Uve raccolte in piena maturazione, contatto bucce/mosto fra le 10 e le 12 ore, vinificazione in acciaio. Beh, Sassoregale è nota per produrre vini di assoluto carattere, decisi, potenti. Questo rosato non è da meno: è entusiasmante alla vista, sin ridondante nei profumi, appagante al palato. Una vera sorpresa fatta di note di macchia mediterranea, di fragola, di viola e geranio, di frutti di bosco. Il palato è ampio, caldo, conferma le sensazioni olfattive che tornano tutte molto nette, su un finale molto fresco di spezie ed erbe aromatiche. Invitante alla beva, ma mai ruffiano, conquista al primo sorso mettendo in luce una visione nuova di una Maremma che si conferma giacimento enogastronomico tutto da scoprire.

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