Lugana Doc, stop alla TAV: il presidente del Consorzio, Luca Formentini, chiede alla politica un segnale di discontinuità. «Risparmiateci anni di devastazioni

Il Consorzio del Lugana chiede di cambiare il progetto della TAV Verona-Brescia. Spiega il presidente,  Luca Formentini: «Credo che aprirsi alle possibili e concrete soluzioni che permetterebbero di usare la nostra meravigliosa zona di produzione e ricettività in modo intelligente e garbato possa essere un’occasione per dimostrare che si vuole concretamente tradurre un’intenzione in una decisione. L’alta velocità può attraversare la zona sui binari esistenti, perfettamente adeguati (le Frecce le vediamo da tempo, e più recentemente anche Italo percorre la tratta), conservando tra l’altro la possibilità di sostare in stazioni già esistenti.
Risparmiamo a questo delicatissimo sottile corridoio tra le colline ed il lago, già al massimo della sua capacità di carico di infrastrutture non solo il consumo di spazio, ma anni di devastazione ( che la popolazione locale non ha a mio avviso ancora valutato) e la prospettiva di lasciare un ingombrante e volgare monumento ad un modo di progettare il territorio che non appartiene più al presente. Credo che prima di realizzare un progetto vecchio in mondo nuovo, danneggiandolo definitivamente, valga la pena fermarsi a ragionare, così come non è mai stato fatto».

«Durante numerosi eventi e ovunque ci troviamo ancora prima di parlare del Lugana come vino, presentiamo sempre il luogo in cui nasce, lo descriviamo e lo mostriamo con dettagliati supporti visivi – aggiunge Luca Formentini  -.  Questo perché è chiaro ad ogni persona che si occupa di vino, sia professionalmente che per passione, che il luogo rappresenta un ingrediente fondamentale per la creazione e la definizione di un prodotto enologico. Negli occhi di chi ci ascolta leggiamo il piacere della conferma nel vedere che le terre da cui nasce il Lugana siano caratterizzate da una grande bellezza. Chi si occupa di vino e di agricoltura viene considerato una persona che ama la natura – continua Formentini -. Questa bellezza non è un inutile capriccio, non è un superficiale vezzo, è una bellezza necessaria, essenziale per il mantenimento del valore del luogo e di tutto ciò che dal luogo nasce, sia esso prodotto enogastronomico che ricettivo. È una condizione imprescindibile alla quale da tempo è doveroso attribuire un valore diverso rispetto al passato”.

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