Ruffino cresce del 21% e si prepara a reggere l’urto del lockdown confermando gli investimenti. Sergio Sartor: «Ecco cosa chiedo al Governo»

(di Beppe Giuliano) Non ci siamo fermati, e non intendiamo farlo proprio ora. Sandro Sartor, GM di Ruffino (oggi nell’orbita Constellation Brands), ha presentato oggi via webinar i dati di bilancio della cantina toscana – fondata nel 1877 da Ilario e Leopoldo Ruffino – uno dei simboli della migliore produzione toscana ed italiana.  Col bilancio, ovviamente considerato il periodo, anche le iniziative adottate a favore della comunità e una disamina della situazione di mercato a Fase-2 appena avviata.

Partiamo dal bilancio: l’anno fiscale 2019 è stato chiuso a febbraio, quando ancora tutti noi vivevamo in un’altra era economica. A livello di fatturato la crescita è stata del 21% sull’esercizio precedente, a 133 milioni di euro. Rispetto ai 50 milioni del fatturato Ruffino al momento dell’ingresso del socio americano, il dato delle vendite è praticamente triplicato. 33 milioni sono le bottiglie prodotte. La crescita è stata forte, a doppia cifra, in tantissimi mercati: USA, più 16%; Canada, più 22%; Australia e Nuova Zelanda, più 40%; Asia, più 12%; Italia, più 21%. L’utile netto è cresciuto del 16% ed è stato tutto posto a riserva confermando così quella che è stata la politica degli ultimi anni. Negli ultimi otto anni, infatti, il cash flow generato – oltre 80 milioni – è stato tutto impiegato (tranne una sola unica distribuzione di utili) per abbattere l’indebitamento (50 milioni€ nel 2011) e per autofinanziare le due recenti acquisizioni nel Veneto: “La Duchessa” a San Donà di Piave (VE) e “Cà del Duca”, a Motta di Livenza (TV), 120 ettari destinati alla produzione di Prosecco e Pinot grigio, due varietà dove la toscanissima Ruffino è un player di primo piano.

Il 2020. «Inutile nascondersi: l’impatto è stato importante – sottolinea Sartor – e potevamo tirare un po’ i remi in barca. Invece abbiamo voluto dare un segnale forte – soprattutto per rispetto di ristoratori e baristi che sono rimasti bloccati, ma che attendono le prossime settimane per riaprire e riaprire in queste condizioni è un gesto eroico – e mantenere la programmazione dell’uscita dei nostri nuovi prodotti: il Rosè Maremma Doc “Acqua di Venus” e i due spirits toscani: il Vermouth e l’Amaro. Non stupiscano gli spirits: il winelover oggi è più evoluto e passa con disinvoltura fra le varie tipologie di consumo: vino, birra, superalcolici… Il Vermouth potrebbe sembrare soltanto ad una disamina superficiale un prodotto maturo, del passato. Invece tutta la nuova mixology guarda al Vermouth come ingrediente base per i cocktail più innovativi e di qualità. Riprendere questa tradizione è una scelta ben precisa e profittevole per il futuro, esattamente come affiancare alla nostra Grappa un superalcolico per il dopo-pasto come l’Amaro. Noi lo proponiamo molto legato al vino, in una piena continuità, dato che la tradizione registrava già, prima della Guerra mondiale,  un vino “ammaricato” usato base per una successiva  infusione di erbe e spezie» .

Chi regge e chi no. Dall’emergenza uscirà un nuovo mondo del vino e non tutti saranno ancora protagonisti: «Noi vogliamo confermarci nelle posizioni di testa – conferma Sartor – e pianificheremo l’anno in modo da bilanciare le perdite conseguite (ad esempio in Italia dove 2/3 delle vendite arrivano dal comparto horeca ora bloccato) puntando ad una attenta gestione degli stock in invecchiamento e curando quei mercati, il Canada ad esempio, che dimostrano una ulteriore capacità di crescita.  Preoccupa il mercato statunitense che ancora regge ma che presto dovrà affrontare il peso di 30 milioni di disoccupati». Potrà la Gdo e l’e-commerce salvare le vendite in Italia? «Non del tutto, e certamente non per noi. Anche perché nella distribuzione organizzata sono ancora vincenti le “private label” mentre l’e-commerce, che ha conosciuto un grande sviluppo, deve consolidarsi e crescere ancora. Certamente, è diventato un canale interessante e resterà nelle abitudini d’acquisto degli Italiani».

Capitolo investimenti: Ruffino non taglierà il capitolo legato alla comunicazione, mentre il 2020 sarà contrassegnato dalle tensioni lungo tutta la filiera tecnologica rallentando probabilmente il piano previsto per attrezzature e componentistiche. Invariato anche il piano del budget dedicato alla sostenibilità ed all’incremento delle superfici vitate a conduzione biologica (oggi rappresentano il 40% del vigneto Ruffino in Italia).

Supporto alle Comunità. Il programma “Help us to help Italy” con una raccolta fondi che ha coinvolto Ruffino e privati cittadini ha permesso di acquistare per la Regione Veneto quattro postazioni complete di terapia intensiva, dal controvalore di 250mila €. Zaia ha ringraziato, ma non è stato l’unico: Ruffino conferma i suoi impegni anche in Toscana a favore del Dynamo Camp e dell’Ospedale infantile Meyer di Firenze.

Ospitalità. E’ un capitolo importante nel nuovo conto economico delle cantine italiane dove si iniziava a coltivare con maggiore attenzione l’enoturismo. Oggi è bloccato, il personale a casa, ma Sartor conferma tutte le aperture in calendario: «Dal 18 maggio il nostro ristorante “Le Tre Rane” sarà operativo col delivery ed il take-away; dal primo di giugno con la riapertura del locale sarà disponibile anche la nuova “Pergola” che ci permetterà uno sviluppo all’esterno del locale e subito dopo riapriremo il nostro agri-resort : sette camere con piscina, poche persone quindi, coccolate nella massima sicurezza. Dal 10 luglio sarà operativa anche “La Bottega delle Tre Rane” che affiancherà il nostro wineshop aziendale proponendo anche la vendita di prodotti tipici dell’agroalimentare toscano».

Come si esce dalla crisi. «Bella domanda… » In realtà,  Sandro Sartor non si nasconde ed elenca i suoi provvedimenti ideali, partendo da due considerazioni: «Speriamo non si svenda il prodotto-vino sull’urgenza della nuova vendemmia e speriamo di saper tornare a parlare anche al consumatore di casa che è tornato a bere vino anche a pranzo grazie allo smart working. Per anni abbiamo guardato soltanto al fuori casa, oggi la realtà è cambiata e ci ha mostrato che commettevamo un errore.

Poi, i provvedimenti per le imprese: serve un budget più alto per la vendemmia verde e la distillazione di crisi, due provvedimenti utilissimi. A questi aggiungerei la possibilità di finanziare a tasso zero, o molto agevolato, le giacenze in invecchiamento per dare liquidità ad aziende che riusciranno a vendere fra almeno due/re anni; il rischio è quello di far saltare delicati equilibri di molte realtà.

 Infine, una defiscalizzazione totale per i nuovi assunti presi dai disoccupati espulsi da aziende e settori in crisi: chi assume deve pagare il netto, allo Stato il compito – temporaneo – di coprire tasse e contributi previdenziali. Costerebbe meno dell’assistenza tout-court e riporterebbe molta più gente al lavoro. Con benefici evidenti per il sistema Paese».

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