La Fenice Soc. Agricola Rosato Del Salento Dop 2019: la degustazione

“Addio Lugano bella” è forse la più celebre canzone legata ai movimenti anarchici attivi in Europa al tra Ottocento e Novecento. Ma la capitale del Canton Ticino, Svizzera italiana, fu galeotta anche per l’incontro tra Roberto Tafuro da Lecce  e  Ekaterina  Novokreshchenyh da Mosca . Ekaterina e Roberto si trovavano  in un bar, per caso: una affascinante ragazza russa che parla inglese e non capisce i camerieri; un ragazzo italiano che l’aiuta a farsi capire, metà in italiano, con i camerieri, e metà in inglese.  Da lì’ nacque una bella storia d’amore. Era il 2014, ed Ekaterina aveva preso un anno sabbatico dal lavoro di Vice Presidente del Moscow Exchange.

Grazie all’aiuto del padre, primario di oncologia, nel 1989 era riuscita a fare un master in economia e finanza in una delle piu’ prestigiose universita’ Usa: cosa rara per una giovane ragazza russa una esperienza oltre cortina di quel livello in un anno particolarmente difficile per le sorti dell’Unione sovietica. Successivamente Ekaterina mise le sue competenze al servizio della nuova Russia in via di costruzione dato che pochissimi conoscevano le regole dei mercati finanziari. Sino appunto al 2014 dove decise di prendere un anno sabbatico e di crescere sia le due figlie, Nadezda e Svetlana,  che l’azienda vinicola Poderi la Fenice, nata dall’incontro con Roberto Tafuro, allora sottufficiale del 3 reggimento trasmissioni Spluga,  e dalla loro unione.

Un vulcano di idee, Roberto. In Puglia decide   di reiventare la tradizione vitivinicola del Salento introducendo le più recenti innovazioni tecnologiche. «Il nostro team è costituito da giovani professionisti (con un’età media di 30-35 anni) qualificati, curiosi e propositivi, sempre desiderosi di imparare e costantemente aggiornati sul mondo del vino. L’idea dell’azienda è nata durante il ricevimento di nozze tenuto in Salento nel quale 150 amici invitati arrivati da Mosca per conoscere la terra dei Messapi sono rimasti colpiti dal vino» racconta.  

 «Attualmente possediamo 10 ettari di vigneto con una produzione media annuale di 100-120 tonnellate. Le uve che produciamo sono negramaro, primitivo, malvasia nera, malvasia bianca e fiano. Cerchiamo di essere innovativi e di sperimentare in diversi ambiti, dall’impianto di nuovi vigneti ai trattamenti nei campi alla vendemmia. Stiamo lavorando per introdurre la coltivazione biologica nella nostra azienda». Un esempio, una grande vinificazione in rosa , annata 2019, del Negramaro. Il colore si presenta con un pieno buccia di cipolla, con riflessi di rame. In bocca è sapido, minerale, con sfumature di pietra di talco, gesso, pietra focaia.  Il vino è ottenuto da raccolta manuale precoce di uve Negramaro, sottoposte a pigiatura soffice. L’assenza di asperità e la giusta freschezza gli conferiscono grande equilibrio e piacevolezza. Vino ottenuto con la tradizionale macerazione a lacrima: dopo una pigiatura soffice il mosto che fuoriesce viene lasciato all’azione ossidativa dell’aria finché non assume un colore rosato tenute, dopodiché passa in fermentazione. Terreno in prevalenza argilloso, con infiltrazione calcarea, coltivazione  alberello-spalliera : fiorito, con una nota prevalente di rosa e bacche rosse, minerale, e un residuo zuccherino appena percepibile. Si vendemmia la terza decade d’agosto. Alcol 12.5 .

La collaborazione con Fabio Mecca fa fare il salto di qualità. Ora servono continuità d’investimenti per dare ali ad un progetto che sin dal suo avvio ha mostrato capacità di stupire, ottenendo  riconoscimenti anche al di fuori d’Italia. Una cantina artigianale, avviata quasi per caso, ma con un solido futuro.

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