Colpo di scena, Xi Jinping fa come Trump: dazi al 200% per i vini australiani come ritorsione per l’interesse su Hong Kong

La Cina sembra intenzionata ad imporre dazi enormi, superiori al 200%, sulle importazioni di vino australiano tanto da rendere impraticabile l’accesso a Pechino dei vini Aussie, un business da un miliardo di dollari, il 37% delle esportazioni totali australiane di vino. La Cina, in violazione dell’accordo di libero scambio dei due paesi, applicherà dazi compresi tra il 107% e il 212% sui vini australiani – a seconda del produttore – da questo sabato (28 novembre): Pechino sostiene che il “dumping” del vino australiano sul mercato cinese ha causato “danni sostanziali” all’industria nazionale. Non esiste una data di fine fissa per le tariffe che sono state definite “temporanee”.

La notizia ha indotto Treasury Wines Estates a interrompere le negoziazioni delle sue azioni venerdì pomeriggio (in Australia) dopo che le sue azioni sono scese dell’11,25%.  Il ministro del commercio australiano, Simon Birmingham, ha dichiarato: “Questo è un colpo devastante per quelle aziende che commerciano con la Cina nell’industria vinicola. Renderà impraticabile per molte aziende il loro commercio di vino con la Cina. E chiaramente, pensiamo che sia ingiustificato, e senza prove a sostegno.”

Il vino australiano, la carne bovina, il carbone e altre esportazioni sono stati presi di mira da Pechino nella situazione di stallo commerciale tra le due nazioni da quest’estate. In agosto, la Cina aveva dichiarato che stava avviando un’indagine sul presunto “dumping” di vini australiani a basso costo sul mercato, apparentemente su richiesta dell’industria vinicola nazionale. Molti commentatori si aspettavano che l’indagine sarebbe dovuta durare un po’  di tempo, forse per durare fino all’anno prossimo, ma a quanto pare è già arrivata alla sua conclusione. Il ministero del Commercio cinese ha infatti dichiarato: “Dopo aver depositato il caso, il ministero del Commercio ha condotto un’indagine in stretta conformità con le leggi e i regolamenti pertinenti della Cina e le regole dell’OMC e ha fatto la suddetta pronuncia pregiudiziale”.

Un questionario “invadente” è stato inviato alle cantine australiane che spedivano in Cina a settembre nell’ambito dell’inchiesta, mentre le importazioni si sono lentamente fermate a novembre con spedizioni che non sono state elaborate attraverso la dogana cinese o addirittura autorizzate ad attraccare in alcuni porti. Come riportato dal Guardian, circa 60 navi cariche di carbone sono bloccate al largo delle coste cinesi, mentre due navi portarinfuse che si trovano al largo da giugno – due mesi prima dell’avvio dell’inchiesta antidumping – sono state finalmente autorizzate ad attraccare questa settimana.

“L’impatto cumulativo delle sanzioni commerciali della Cina contro un certo numero di industrie australiane nel corso di quest’anno dà origine alla percezione che queste azioni vengano intraprese di conseguenza o in risposta ad altri fattori”, ha detto Birmingham.  Pechino ha recentemente pubblicato una lista di denunce contro l’Australia che includevano il rifiuto degli investimenti cinesi per motivi di sicurezza nazionale e “incessanti interferenze aussie” nelle politiche cinesi verso la sovranità di Hong Kong e Taiwan e il suo trattamento del popolo uiguro.

L’Australia ha 10 giorni di tempo per presentare ricorso contro la decisione, mentre il ministro australiano dell’Agricoltura, David Littleproud, ha annunciato una riunione di crisi per l’industria vinicola e ha detto che il governo sosterrà i suoi viticoltori. Le esportazioni australiane verso la Cina sono esplose negli ultimi anni, con il paese che è scesa a diventare il più grande importatore di vini australiani al mondo.

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