Emilia Wine, parla Frascari: la ripartenza parte dall’enoturismo e dal rilancio del Lambrusco

(di Enzo Russo) Sono passati più di due anni e finalmente dopo tanti rinvii riusciamo a vederci. Incontriamo Davide Frascari, presidente di Emilia Wine, una delle più importanti realtà vitivinicole dell’Emilia,  una società cooperativa agricola con 726 soci che lavorano 1.700 ettari tra la Via Emilia e l’Appennino. Quando si arriva ad Arceto di Scandiano è bello vedere la sede del “colosso del Lambrusco”, una struttura moderna con ampie vetrate che sembra proiettata nel futuro attrezzata con le più moderne tecnologie. L’ampia entrata sorprende, ci si trova davanti ad un moderno wine shop per la vendita al dettaglio dove il cliente può scegliere tra vini tipici sfusi del territorio pedecollinare e un’ampia gamma di bottiglie. Subito dietro c’è il cuore battente dell’azienda, imponenti silos in acciaio inox e tutti i macchinari per la lavorazione del vino. Tutto l’insieme fa capire quanto è importante il Lambrusco nell’economia della Provincia di Reggio E. che fa lavorare migliaia di persone. Il presidente ci aspetta nel suo ampio ufficio, ma non è più come prima della pandemia, saluti a distanza, mascherina, è tutto più freddo e i rapporti confidenziali sembrano un ricordo. L’unica cosa che è rimasta intatta è l’amicizia che ci lega da tanti anni.

Davide Frascari, lei è anche vice Presidente del nuovo Consorzio del Lambruco e prima di iniziare a parlare del suo amato Lambrusco Reggiano, ci dice cosa è successo in questi ultimi due anni nel mondo del Lambrusco, un settore molto importante per la vostra economia, visto che la pandemia ci ha fatto perdere di vista.

“Elencarle tutte diventa anche difficile, comunque diciamo che questa crisi legata alla pandemia il mondo del vino ne ha risentito soprattutto nel suo segmento più importante, canale horeca e della distribuzione di qualità, bar, ristoranti, alberghi ed enoteche, invece la Grande Distribuzione Organizzata ha tenuto molto bene con una buona percentuale di incremento nelle vendite. Le grandi aziende vitivinicole bene o male hanno retto, ma quelle medio piccole che vendevano soltanto nel settore horeca hanno sofferto e molto vino è rimasto in cantina invenduto. In sintesi questo è successo. Ora sembra che stiamo vedendo la luce, quasi un ritorno alla normalità,  c’è molta voglia di ripartire, le persone escono vanno al ristorante, nei luoghi di convivio e poi sembra sia ripartito anche l’enoturismo, un importante settore che aiuta ad aumentare i consumi e a far lavorare alberghi e i B&B. Un vero volano per l’economia del territorio. Noi ci crediamo e come Consorzio abbiamo deliberato e che sarà oggetto del prossimo consiglio d’Amministrazione di entrare nella certificazione di sostenibilità del territorio, intesa sia come ambientale sia come sociale che economica. Altra cosa che stiamo portando avanti come Consorzio del Lambrusco una iniziativa importante Gruppo Giovani, costituito dai figli delle principali aziende vitivinicole storiche private e dai giovani consiglieri delle cooperative, visto che nel nostro territorio oltre il 90% dell’uva viene trasformato dalle cooperative, per favorire il passaggio generazionale per far emergere nuove idee di marketing, di comunicazione come il nuovo logo del Consorzio del Lambrusco che è stato deciso da loro. Tutto questo per dare delle risposte al cambiamento del mercato che è in continua evoluzione e stare al passo con i tempi. E a proposito dei cambiamenti, assieme al Gambero Rosso abbiamo studiato una serie di itinerari in alcuni ristoranti etnici perché vogliamo dimostrare che il Lambrusco è un vino facile da abbinare anche con piatti che non fanno parte della nostra tradizione gastronomica. L’itinerario si svolgerà nelle principali città italiane e poi in due capitali estere”.

Parliamo di Emilia Wine, del Lambrusco Reggiano, cosa è successo in questo periodo di pandemia, ci sono delle novità.

“Da un anno abbiamo il nuovo direttore commerciale marketing Marco Fasoli (nella foto) , un professionista di provata capacità e con una grande esperienza nel settore del vino con cui stiamo lavorando bene. Con il suo arrivo molte cose sono cambiate, come l’organizzazione del lavoro in cantina e fuori. Da alcuni mesi sta prendendo forma e sostanza un importante progetto commerciale rivolto soprattutto all’estero ma anche all’area locale perché, come ama ribadire Fasoli, per essere forti all’estero bisogna prima essere forti nel nostro territorio andando a valorizzare tutta la nostra produzione e alla qualità del prodotto.”

Emilia Wine gode ottima salute?

“Si, inaugureremo prima delle feste natalizie l’Emilia Wine Home, che diventerà una vetrina, un vero punto di accoglienza con degustazione di vini abbinati a prodotti locali. Questa iniziativa, che fa parte del progetto, è rivolta soprattutto all’enoturismo, agli amanti del vino che si spostano a fine settimana per degustare e acquistare vini”.

Un progetto ambizioso proiettato verso il futuro che il direttore commerciale Marco Fasoli, con una forte esperienza in Trentino e in Toscana, ci spiega nei dettagli il programma per rilanciare l’immagine e il futuro della cantina.

“Emilia Wine è la holding che comprende la Casali Viticultori, un marchio storico del 1900 conosciuto anche fuori dai nostri confini, quindi stiamo cercando di rivedere tutto l’insieme per dare uno stile aziendale unico a tutta la produzione che comprende tutta la filiera produttiva. Un biglietto da visita importante che certamente ci aiuterà a comunicare e commercializzare tutti nostri vini.  Oggi siamo presenti in tre continenti con 20 distributori internazionali. Dopo la pandemia il primo settore che partirà sarà l’enoturismo e noi vogliamo essere pronti per “catturare”  i turisti italiani e quelli che arrivano dall’estero e  per fare questo, ad Arceto verrà allestita un area per l’accoglimento dei turisti con degustazioni, abbinamenti di prodotti, eventi per promuovere il nostro territorio.”

 In questo anno di direzione cosa è cambiato?

“E’ stata fatta una piramide qualitativa togliendo alcuni vini e ne abbiamo valorizzati altri, rivedendo etichetta e bottiglia, come lo storico Pra di Bosso, un Lambrusco Reggiano dop di colore intenso e corposo;  l’Invernaia, un vino bianco fermo, ricco di profumi fatto l’autoctono Spergola; i Cabernet di collina. E poi abbiamo rivisitato  l’immagine di tutti i nostri prodotti per riposizionarli sul mercato qualitativamente. Questo è solo l’inizio di un lungo percorso che ci vedrà impegnati su tutti i fronti”

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